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CHRISTINE, LA MACCHINA INFERNALE

lun 26 apr 2010 al cinema Roma di Pistoia
mar 27 apr 2010 al cinema Borsi di Prato

per la rassegna «John Carpenter: il signore del male»

nazione Stati Uniti
anno 1983
regia John Carpenter

spettacolo unico 21:30
ingresso 05 euro
ridotto studenti univ 04 euro
tessera associativa annuale 04 euro

con Keith Gordon, John Stockwell, Alexandra Paul, Harry Dean Stanton, Kelly Preston

Una Plymouth Fury rossa del ’58 ha un potere malefico e demoniaco. Vent’anni dopo un adolescente timido la rimette in sesto e stabilisce con essa un rapporto di gelosia morbosa, seminato di molte morti violente. Da un romanzo di Stephen King. Il mostro è un’auto di serie, macchina orrorifica ingegnosa, ma non ha abbastanza carburante per tutto il percorso.

Brutta età i diciassett’anni. Se si hanno genitori repressivi, se si è costretti a portare gli occhiali e non si ha fortuna con le ragazze, può succedere di innamorarsi di un’automobile e di caricarla di tutta la forza distruttrice custodita nel nostro inconscio, sino al punto da farle assumere autonoma personalità e dal mandarla sola per il mondo a fare le nostre vendette. Peggio ancora se quell’automobile albergò fin da quando nacque un’anima perversa, e già sulla catena di montaggio mostrò di avere un pessimo carattere…
Si chiama Christine, è una Cadillac rosso-sangue modello Plymouth Fury del 1957,,entrata in carriera nella fabbrica di Detroit schiacciando il cofano sulla mano di un meccanico e asfissiando un agente di servizio. Dopo aver provocato la morte dei precedenti proprietari, nel ’78, ormai ridotta un catorcio, invaghisce di sé il giovane Arnie californiano, che stravede per lei: la rimette a nuovo con cura amorosa, vi si raccoglie come in un grembo protettivo, e vi ospita con giustificate speranze la compagna di scuola Leigh. Che Christine sia invece di tutt’altro parere si vede da come si comporta nei confronti di Leigh: mentre la radio, che trasmette soltanto vecchie canzoni, si accende e spegne da sé, abbaglia la ragazza con una luce improvvisa e minaccia di soffocarla. C’è di più. Che all’indomani di un raid teppistico organizzato per distruggerla a colpi di mazza (ma c’è anche un tentativo di Arnie di strozzare papà), i relitti di Christine si ricompongono da soli finché la macchina torna a splendere intatta.
Per niente stupito, Arnie si rimette al volante, e stritola chi gliel’ha sfasciata. Quando poi Leigh rompe con Arnie, Christine si scatena: senza più nessuno alla guida, fa saltare in aria una stazione di servizio, spinge il sedile sino a schiacciare un vecchio garagista, e dopo ogni fantomatica impresa, benché ne esca malconcia, rigenera le proprie lamiere. Sempre più pallido e con aria sinistra (già da un bel po’ senza occhiali), Arnie raggiunge le vette del piacere vedendo con quali prodezze la sua adorata automobile risponda all’odio del mondo verso di lui. Viene il giorno in cui, la polizia rivelatasi impotente a svelare il mistero, l’unico amico rimasto ad Arnie monta su un bulldozer e con l’aiuto di Leigh ha la meglio nell’ultimo duello con Christine. Ma si e proprio sicuri che anche impacchettata in un ammasso di ferraglie quella macchina infernale non serbi un palpito di vita? La fantasia dei romanzieri può dare la mano alle religioni primitive nel farci credere che anche le cose hanno un’anima, possono gemere e sospirare…
Poiché in questo caso il romanziere è Stephen King, maestro di spaventi (poco fa si è visto Cuio), e regista il John Carpenter al quale già dobbiamo film orripilanti, si tratta di sapere se Christine mantiene le promesse. Diciamo di sì. Se si accetta il genere demoniaco, e per nobilitarlo si continua a conferirgli l’onore di esprimere gli incubi, le frustrazioni, la voluttà di vendetta di chi non è ancora divenuto adulto, Christine compie il proprio servizio con merito. Raccogliendo motivi sparsi in vari filoni della fantascienza, li emulsiona col gusto dell’occulto e col doppio sentimento dell’americano medio verso l’automobile, che lo seduce e schiavizza, demonizza la civiltà industriale che soggioga gli spiriti deboli, trasferisce nell’oggetto meccanico i poteri di una femminilità che pretende devozione assoluta, e serve caldo un piatto che tonifica l’immaginazione.
Ne siano rese grazie allo stregone degli effetti speciali (quello di turno si chiama Roy Arbogast, che ha dovuto utilizzare quattordici automobili per fingere le metamorfosi di Christine), alle musiche dello stesso Carpenter e all’attor giovine Keith Gordon, proprio bravino nel farsi divorare da quell’amore cromato. Un altro «amore impossibile»?
(Giovanni Grazzini, Il Corriere della Sera, 3 marzo 1984)

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