GLOBO ROMA VERDI » Blog Archive » BIRDMAN O (L’IMPREVEDIBILE VIRTU’ DELL’IGNORANZA)

BIRDMAN O (L’IMPREVEDIBILE VIRTU’ DELL’IGNORANZA)

per la rassegna “Jazz-Tracks”

lunedì 2 maggio 2016
al cinema Roma di Pistoia

martedì 3 maggio 2016
al cinema Terminale di Prato

DOVE SIAMO

spettacolo unico ore 21.30

___________________

biglietto unico 5 euro

ingresso riservato ai soci del Mabuse Cineclub (tessera 2016: 1 euro)

Titolo originale Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d’America
Anno 2014
Durata 119 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85 : 1
Genere commedia, drammatico
Regia Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo
Produttore Alejandro González Iñárritu, John Lesher, Arnon Milchan, James W. Skotchdopole
Produttore esecutivo Molly Conners, Sarah E. Johnson, Christopher Woodrow
Casa di produzione New Regency Pictures, Worldview Entertainment
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Emmanuel Lubezki
Montaggio Douglas Crise, Stephen Mirrione
Musiche Antonio Sánchez
Scenografia Kevin Thompson
Costumi Albert Wolsky
Interpreti
Michael Keaton: Riggan Thomson
Zach Galifianakis: Jake
Edward Norton: Mike Shiner
Emma Stone: Sam Thomson
Naomi Watts: Lesley
Andrea Riseborough: Laura
Amy Ryan: Sylvia Thomson
Merritt Wever: Annie
Lindsay Duncan: Tabitha Dickinson
Bill Camp: uomo pazzo
Michael Siberry: Larry
Benjamin Kanes: Birdman
Antonio Sánchez: batterista del teatro

4 PREMI OSCAR 2015
Miglior Film
Miglior Regia
Miglior Sceneggiatura Originale
Miglior Fotografia

Trama
Riggan Thomson, attore famoso per aver interpretato il celebre supereroe ‘Birdman’, tenta di tornare sulla cresta dell’onda mettendo in scena a Broadway una pièce teatrale – tratta dal racconto di Raymond Carver “What We Talk About When We Talk About Love” – che dovrebbe rilanciarne il successo. Nei giorni che precedono la sera della prima, deve fare i conti con un ego irriducibile e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso.

Critica
“(…) «Birdman» rappresenti uno dei titoli più rilevanti delle ultime stagioni (…) la commedia nera architettata sui tormenti di Riggan (…) ,ha tutto per convincere anche la cinefilia più accigliata. Nella miriade di spunti centrali e collaterali che scandiscono l’allestimento, le prove e i contrattempi nei tre giorni precedenti la prima, il regista messicano trapiantato negli Usa muove le pedine di un gioco al massacro che non risparmia nessuno: attori vanitosi e spregiudicati, colleghe frustrate, ex mogli fameliche, figli disastrati, giornalisti idioti, pubblico bue, tutti braccati dalla cinepresa con sinuosi piani sequenza mentre anche Riggan, in piena crisi autodistruttiva, non può liberarsi dal flusso di coscienza della voce interiore né dalla proiezione dell’altro se stesso ovvero il gigantesco supereroe mascherato da uccello rapace. Una struttura acrobatica fomentatrice di cortocircuiti a catena tra delirio, sarcasmo e ferocia a cui è particolarmente versato il regista di «21 grammi» e «Babel» (come sottolinea il sottotitolo alla De Sade «… o l’insospettabile virtù dell’ignoranza»), qui supportato dalle ideali performance di Keaton, Norton, Stone e Watts che sarebbe ancora meglio, peraltro, apprezzare in versione originale sottotitolata. Se un difetto può imputarsi a «Birdman» è solo quello della sovrabbondanza: non tanto delle tematiche che oscillano sapientemente tra quelle più ovvie (la satira dei media e dei social network, la crisi d’identità tra privato e pubblico dei divi) e quelle più sofisticate (le diverse tecniche di recitazione, i classici letterari cari al pubblico del teatro), quanto delle visioni apocalittiche e delle catarsi poetiche assegnate al protagonista e dilaganti in un ultimo quarto d’ora in cui allo spettatore vengono proposti un numero imbarazzante di falsi finali.” (Valerio Caprara, ‘Il Mattino’, 5 febbraio 2015)

“Un film tutto dialoghi brillanti e trascinanti piani sequenza contro la retorica dell’azione e degli effetti speciali (che però fanno capolino in sottofinale). Un cast di attori (formidabili) che recitano la parte di attori, entrando e uscendo di continuo dal ruolo, con mille allusioni alle loro vere carriere. E un regista che è nato in Messico ma firma un film americano fino al midollo. Non solo per cast e ambientazione, ma perché il teatro-nel-teatro, da Cukor a Scorsese, da Cassavetes a Bob Fosse, è uno dei sottogeneri più antichi e capaci di rinnovarsi del cinema Usa. Tanto che Alejandro González Iñárritu e i suoi eccellenti co-sceneggiatori (Nicolas Giacobone, Alexander Dinelaris Jr., Armando Bo) se ne sono impadroniti per fare un film molto contemporaneo che attraverso gli attori e le loro nevrosi guarda all’era dei social network, dei supereroi, del cinema digitale, dell’infantilizzazione di massa, insomma a tutti noi. Con un divertimento, una cattiveria, una capacità di suonare tutte le corde dello spettacolo di oggi, che sono una prova continua di intelligenza e coraggio. (…) Una black comedy arida e spiazzante che rinnova il genere proiettandolo sullo sfondo della cultura pop di oggi. (…) Perché in fondo la vita non esiste e soprattutto non conta. Conta solo ciò che accade in scena, è finche si gioca davvero la nostra verità profonda. O almeno questo tendono a credere gli attori. Ma non siamo tutti un po’ attori nella vita di ogni giorno? E se un attore raggiunge l’eccitazione sessuale solo in scena, sarà un grande artista o deve iniziare a preoccuparsi? Girato a passo di carica da un regista che conosce come nessuno l’arte di passare da una scena all’altra, affollato di coprotagonisti di lusso, con una menzione speciale per Emma Stone (…), potenziato dalle percussioni entusiasmanti ma mai invadenti di Antonio Sanchez, ‘Birdman’ ha tutti numeri per tornare sul palco la sera dei premi (…).” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 28 agosto 2013)

“‘Birdman’ non è Hollywood contro New York, celebrities contro attori, commerciale contro autoriale in quell’opposizione alto/basso culturale così riduttiva che oggi, in era di un neo-conservatorismo del pensiero diffuso, sembra tornata a formattare il giudizio. Almeno quando si tratta di decidere cosa è popolare e cosa no, cosa è giusto per il pubblico e cosa no… Anche se questo c’è, ovviamente, e anzi il regista messicano si diverte a giocare con i «luoghi» dello spettacolo americano, il mercato attuale delle grosse produzioni o i prodotti snob della scena teatrale – l’uno e l’altro illuminati con ironia molto divertente, tra i giovani attori come Fassbender tutti impegnati in serie alla ‘Avengers’, e la critica teatrale che si limita alle etichette. E con gli specchi in cui riflette gli attori, a cominciare da Keaton, per anni Batman, fino alla ‘Mulholland Drive’ lynchana di Naomi Watts, o a Emma Stone, fidanzata di Spider Man, intorno ai quali costruisce una precisa trama di rimandi, anche se forse dei suoi film questo è il meno barocco, nella continua oscillazione tra realtà e fantastico. E proprio i tocchi surreali, quella voce che Thompson sente, la sua vocetta interiore, la voce di Birdman, che glielo ripete di lasciar perdere di tornare alla «buona vecchia pornografia apocalittica di sangue e adrenalina», coi superpoteri che gli sono rimasti, volare sulla città, tra i grattacieli, come un uccello, ci portano al cuore commuovente e profondo di questo «ritratto d’attore», che è quello carveriano, la stessa implorazione che il personaggio del dramma grida al mondo sul palcoscenico, volevo solo essere amato. Ecco, Birdman è Carver – che non dimentica l’Altman di ‘America oggi’ – dentro e fuori la scena, proprio come dentro e fuori lo schermo si muove Iñárritu, nelle sue immagini che ci mostrano tutto senza interruzioni – grazie a un lavoro di preparazione accuratissimo – come se stesse accadendo in quel momento, «vero» perché meticolosamente messo in scena. Su questo bordo scorrono la malinconia e la dolcezza della vita, l’eterna domanda del nostro stare al mondo, che attraversa i film del regista, quell’impossibile desiderio di essere qualcos’altro, e la necessità di fare finta di nulla, può essere distrazione o spregiudicatezza. Birdman è un magnifico film sul sentimento del nostro contemporaneo, che solo la potenza dell’immaginario può catturare.”(Cristina Piccino, ‘Il Manifesto’, 28 agosto 2014)