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SANGUE DEL MIO SANGUE

da mercoledì 9 settembre 2015

al cinema Roma
via Laudesi 6 a Pistoia
tel 0573 187 30 86

DOVE SIAMO

feriali ore 17.15 – 19.20 – 21.30
sabato ore 16.00 – 18.10 – 20.20 – 22.30
domenica ore 16.00 – 18.10 – 20.30
lunedì: riposo (serata cineclub)

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Nazione: Italia, Francia, Svizzera
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 106′
Regia: Marco Bellocchio
Cast: Alberto Cracco, Filippo Timi, Roberto Herlitzka, Fausto Russo Alesi, Tony Bertorelli, Pier Giorgio Bellocchio, Lidia Liberman, Alberto Cracco
Produzione: Kavac Film
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Venezia 2015 – In Concorso
09 Settembre 2015 (cinema)

Trama
Federico, giovane uomo d’armi, viene spinto dalla madre a recarsi nella prigione-convento di Bobbio dove suor Benedetta è accusata di stregoneria per aver sedotto Fabrizio, fratello gemello di Federico, e averlo indotto a tradire la sua missione sacerdotale. La madre preme affinché Federico riabiliti la memoria del gemello, ma anche lui viene incantato da Benedetta che sarà condannata alla prigione perpetua e murata viva. Ma Federico, trent’anni dopo, diventato cardinale, incontrerà nuovamente Benedetta, ancora rinchiusa tra quelle mura… Ai giorni nostri, a quel portone del convento trasformato poi in prigione e apparentemente abbandonato, bussa Federico Mai, sedicente ispettore del Ministero, accompagnato da Rikalkov, un miliardario russo, che lo vorrebbe acquistare. In realtà quel luogo è ancora abitato da un misterioso “Conte” che occupa abusivamente alcune celle dell’antica prigione e che si aggira in città solo di notte… La presenza dei due forestieri mette in agitazione l’intera comunità di Bobbio, che sotto la guida del “Conte” tenta di vivere grazie a frodi e sotterfugi, ostacolando in ogni modo la modernità che avanza inesorabilmente. Ma il nuovo è migliore del vecchio?

Bellocchio applaudito con il suo doppio film: “Sono sereno ma è sempre un concorso”
In concorso “Sangue del mio sangue”, in sala domani, ambientato a Bobbio cinquant’anni dopo “I pugni in tasca”. “Parlando di Bobbio si può parlare dell’Italia che ha perso nel bene e nel male la dimensione paesana” (di Chira Ugolini – La Repubblica)
VENEZIA – È difficile capire completamente lo stato d’animo con cui Marco Bellocchio torna in concorso alla Mostra tre anni dopo Bella addormentata con il nuovo film Sangue del mio sangue. Un film doppio e sul doppio che racconta prima le vicende di Federico Mai, uomo d’armi del Seicento che arriva in un convento di Bobbio per convincere la suora che ha sedotto il fratello gemello, prete e suicida, a confessare il suo patto col diavolo per ottenere così che il fratello venga sepolto in terra consacrata. E poi quello di un sedicente ispettore del demanio in realtà truffatore che viene a Bobbio per fare da intermediario con un mecenate russo che vuole acquistare le carceri per farne un albergo di lusso.
“Non mi preoccupo di come andrà qui a Venezia, sono molto entusiasta e molto rilassato – dice Bellocchio, che però tiene molto alla promozione in vista dell’uscita in sala, domani – Speriamo che piova questo weekend. Sono qui alla Mostra con serietà ma forse più leggerezza rispetto al passato. Non che negli anni scorsi, sia quando ho preso batoste che quando ho avuto risultati apprezzabili, la mia vita sia poi cambiata molto… Nanni Moretti dice ciò che conta è che tu sia già stato invitato, certo, però se sei in concorso non ti dispiacerebbe anche vincere”.
E se non si possono far previsioni sul Palmares si può registrare che il film, che vanta un cast che unisce la famiglia di sangue i figli Pier Giorgio ed Elena, a quella cinematografica Alba Rohrwacher, Lidiya Liberman, Roberto Herlitzka, Filippo Timi, è stato applaudito alla prima proiezione con la stampa internazionale. Bellocchio ha festeggiato quest’anno cinquant’anni di attività ed è curioso pensare che mezzo secolo dopo il film che lo ha consacrato regista di rottura I pugni in tasca sia tornato proprio lì dove la sua avventura cinematografica è iniziata, Bobbio.
“È accaduto un po’ per caso – spiega – L’anno scorso si sono create le condizioni per girare questa storia che aveva avuto già un prologo cinque anni fa con un corto ispirato alla monaca di Monza che poi è entrato nel film. D’altronde per fare cinema, per creare immagini si prende da quello si è visto, vissuto e sofferto”.
In Sangue del mio sangue si dice “Bobbio è il mondo” per cui viene naturale pensare che Bellocchio abbia preso il piccolo centro emiliano “non certo perché lì si trova la verità – dice – Io sono piacentino, ma ho con Bobbio un rapporto di paternità e lì ho trovato delle costanti che si possono ritrovare anche a Roma o New York. Senza presunzione parlando di Bobbio si può parlare dell’Italia che ha perso la sua dimensione paesana. La globalizzazione ha fatto saltare completamente la dimensione tutta italiana di protezione ma anche di assistenzialismo corrotto che garantiva a tutti un certo benessere. Il personaggio del conte di Herlitzka è il simbolo di tutto questo, uno stratega di questo isolazionismo vampiristico, figlio di quell’Italia là frutto della controriforma, del dominio assoluto della Chiesa cattolica che oggi c’è molto meno. D’altronde pare che questo Papa sia più a sinistra dei leader di sinistra”.

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