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VERGINE GIURATA

da giovedì 16 aprile 2015

al cinema Roma
via Laudesi 6 a Pistoia
tel 0573 187 30 86

DOVE SIAMO

giovedì ore 17.15
venerdì ore 17.15 e 21.30
sabato e domenica ore 18.30 e 20.30
mercoledì ore 17.15 e 21.30

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Titolo originale: Vergine giurata
Nazione: Italia, Francia, Svizzera, Albania, Germania
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 90′
Regia: Laura Bispuri
Sito ufficiale: www.mymovies.it/verginegiurata
Social network: facebook, twitter
Cast: Alba Rohrwacher, Lars Eidinger, Flonja Kodheli, Emily Ferratello, Luan Jaha
Produzione: Vivo Film, Colorado Film Production
Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
Data di uscita: Berlino 2015
19 Marzo 2015 (cinema)

IN CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015)

Hana Doda, per fuggire al destino di moglie e serva imposto alle donne nelle dure montagne dell’Albania, segue la guida dello zio e si appella alla legge arcaica del Kanun. Una legge che consente alle donne che giurano la loro verginità di imbracciare il fucile e di vivere e agire liberamente come un uomo. Per tutti Hana diviene Mark, Mark Doda. Ma qualcosa di vivo pulsa e si agita sotto le nuove vesti. Quella scelta diviene la sua prigione. Quel luogo immenso improvvisamente le sta stretto. E’ così che Mark decide di intraprendere un viaggio a lungo rimandato. Lascia la sua terra, arriva in Italia e qui percorre un cammino che è un continuo e sottile attraversamento di due mondi diversi e lontani: Albania e Italia, passato e presente, maschile e femminile. Durante questo percorso Mark decide di riappropriarsi faticosamente del suo corpo. Sperimenta la vertigine del contatto con gli altri, ritrova persone care e amate che la vita gli aveva sottratto e si apre a una possibilità inattesa e proibita d’amore. Mark riscopre Hana e finalmente ricompone le due anime che da anni popolano il suo corpo. Rinasce al mondo come creatura nuova, libera e completa.

Critica
“Da quando il cinema ha abbandonato le certezze del racconto epico fatto di masse, guerre, lotte sociali, l’individuo è diventato il suo terreno d’elezione. Perché perdersi dietro a tanti personaggi quando ognuno di noi è una moltitudine? Le nouvelle vague anni 60 hanno declinato questa scoperta in chiave psicoanalitica, cercando in superficie echi del profondo. Ma oggi che i confini identitari (lingua, cultura, genere) svaporano, alla psiche si è sostituito il corpo. Anzi, il nostro corpo è diventato il motore stesso del racconto, la matrice di ogni possibile avventura. Dietro i tanti film ‘transgender’ di questi anni c’è insomma il riflesso di un’epoca che sfuma confini e differenze, o viceversa rinforza quei confini in chiave individuale (come prova la moda di tatuaggi e piercing). Ma che cosa succede se un mondo arcaico, tutto regole forti ed esplicite, entra in collisione con un mondo moderno e ‘liquido’ come il nostro? (…) Lo stile è forte e consapevole, il racconto un poco schematico e le intenzioni dell’autrice a tratti sovrastano un po’ i personaggi. Un debutto importante, ma una regista deve ascoltare i suoi personaggi, non guidarli”. (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 19 marzo 2015)

“(…) una storia di femminilità negata e poi ritrovata, di una prigionia che il corpo accetta in nome della libertà, ma poi rifiuta. Scabro come il paesaggio montano dov’è ambientato, ruvidamente poetico e coraggioso nel confrontarsi con una cultura così aliena, il film si accosta con rispetto a personaggi enigmatici e suggerisce la difficoltà di comprendere le regole di un mondo lontano. Impressionante l’interpretazione di Alba Rohrwacher.” (Alessandra de Luca, ‘Avvenire’, 20 marzo 2015)

“(…) debutto al lungometraggio della premiata cortista Laura Bispuri, che strizza la camera ai Dardenne, ovvero tiene il fiato sul collo ad Alba Rohrwacher (brava), sorta di Kaspar Hauser declinato in chiave antropologica, meglio, etnografica. Dal romanzo di Elvira Dones, una buona opera prima, che lega Albania e Italia con il filo del gender, ma senza garbugli pseudo-militanti: sarebbe forse servita più radicalità, non nello stile partecipato quanto nella poetica rassicurante, ma dobbiamo sempre farci del male?” (Federico Pontiggia, ‘Il Fatto Quotidiano’, 19 marzo 2015)

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