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PRIDE

da sabato 27 dicembre 2014

al cinema Roma
via Laudesi 6 a Pistoia
tel 0573 187 30 86

DOVE SIAMO

giovedì 1 ore 15.30 – 17.50 – 20.10 – 22.30
venerdì 2 ore 17 – 19.15 – 21.30
sab 3 dom 4 lun 5 mar 6 ore 15.30 – 17.50 – 20.10 – 22.30
mercoledì 7 ore 17 – 19.15 – 21.30

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Nazione: Regno Unito
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 120′
Regia: Matthew Warchus
Sito ufficiale: www.pridemovie.co.uk
Cast: Ben Schnetzer, Bill Nighy, Abram Rooney, Paddy Considine, Imelda Staunton, George MacKay, Jim McManus, Monica Dolan, Matthew Flynn, Andrew Scott, Dominic West, Roger Morlidge, Joseph Gilgun
Produzione: Calamity Films
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: 11 Dicembre 2014 (cinema)

Basato su una storia vera, il film è ambientato in piena era Thatcher, durante lo storico sciopero dei minatori inglesi del 1984. Degli attivisti del movimento gay, spinti dalla solidarietà verso chi, come loro, lotta contro il sistema, decidono di raccogliere fondi per gli scioperanti del Galles. I minatori, però, accolgono con diffidenza l’iniziativa, considerando il sostegno di lesbiche e gay inopportuno e imbarazzante. Ma l’incontro fra i due mondi, difficile per non dire esplosivo, si trasformerà in un’entusiasmante amicizia.

Critica
“Un analista lo definirebbe «effetto secondario»: non era assolutamente previsto ma un paio di anni dopo le sue conseguenze si sarebbero viste addirittura dentro lo statuto del partito laburista inglese. Uno studioso di sceneggiature noterebbe il perfetto equilibrio tra i vari personaggi e la capacità di amalgamare le singole storie all’interno del flusso collettivo, i momenti drammatici con quelli di commedia. L’esperto di recitazione sottolineerebbe come la prova degli attori più conosciuti ed esperti si fonde armoniosamente con quella degli esordienti e delle giovani leve. Ma il critico (e lo spettatore), a cui tocca dare un giudizio globale, dove tutti questi elementi si mescolano e si intrecciano, non può che applaudire ‘Pride’ e godersi una commedia che distanzia di molte lunghezze tutte le simili produzioni italiane che affollano il Natale 2014. (…) A fare da «esca» la reciproca curiosità per due mondi che non si erano mai neppure parlati e che il caso (e la Thatcher) ha contribuito a mettere di fronte. È qui che si vede la bravura dello sceneggiatore (Stephen Beresford) e l’esperienza, maturata a teatro, del regista (Matthew Warchus), abilissimi a tenere il film in equilibrio sul filo sottile del divertimento e della satira, senza cadere mai nella farsa o nella pochade. Il film non nasconde i problemi e le tensioni: attraverso Joe e Gethin parla della difficoltà dei giovani a farsi accettare nell’ambiente familiare, con Jonathan affronta il montante problema dell’Aids e Mark si trova a fare i conti con i limiti dell’impegno. Mentre Dai, Cliff, Siân e Hefina portano a galla le tante contraddizioni di una cultura operaia che spesso si rivela più conservatrice di quella della temuta Lady di ferro. Ma tra una gag e una lacrima, una sconfitta (quella dei minatori, costretti a riprendere il lavoro) e una vittoria (quella dell’«alleanza» tra omosessuali e lavoratori) il film si chiude con un elogio sincero e coinvolgente della solidarietà, ricordando due fatti reali che cambiarono la storia del costume inglese: il Gay Pride del 1985 – aperto dagli striscioni dei minatori inglesi e l’accettazione l’anno successivo, all’interno del programma laburista, della difesa dei diritti omosessuali. Passata con il voto decisivo e compatto proprio del sindacato minatori.” (Paolo Mereghetti, ‘Corriere della Sera’, 10 dicembre 2014)

“Sicuramente dotato di brillantezza espositiva, astuzia di sceneggiatura e pertinenza di recitazioni, «Pride» è una commedia costruita con un accanimento certosino per andare sul sicuro/sicurissimo dei buoni sentimenti. L’orgoglio del titolo rievoca, infatti, quello messo in campo, all’inizio da posizioni infinitamente distanti, da un gruppo di amici omosessuali riuniti in comitato e dai duri minatori gallesi di un paesino sperduto: l’obiettivo comune da attaccare e possibilmente abbattere è il primo ministro dell’84, ovvero la lady di ferro Thatcher, che continuerà forse fino alla fine del mondo a incarnare il baubau delle favole politicamente corrette. (…) Il regista di chiara impostazione teatrale Warchus – specie nella parte iniziale dedicata al corteggiamento dei primi nei confronti dei secondi – sfiora a più riprese le situazioni da barzelletta, salvandosi, appunto, ricorrendo al modernismo all’acqua di rose delle premesse modello pubblicità progresso e mettendo in campo il dubbio amletico di sempre di chi riscontra la non perfetta saldatura politica tra i rudi e «ignoranti» proletari e le pittoresche avanguardie libertarie metropolitane. Lacrime e risate, ammiccamenti e slogan, simpatie e antipatie, sospetti e aperture, equivoci prese di coscienza, elogi e rampogne alla Storia senza badare granché allo stile, ma molto all’indubbio effetto consolatorio. Con il retroattivo sostegno degli archivi (il primo Gay iride dell’anno successivo, il programma elettorale dei laburisti aggiornato dal comma sui diritti degli omosessuali, ecc.), «Pride» scorre, insomma, sul fluido alveo drammaturgico, assicurando un certo spasso soprattutto agli spettatori non cinefili che hanno dimenticato la sfilza di film consimili improntati alla social comedy, appunto, degli anni Ottanta, titolare di un autentico primato nelle enciclopedie del cinema solo quando ci hanno messo mano autori dotati d’autonoma personalità come Loach, Leigh o Frears.” (Valerio Caprara, ‘Il Mattino’, 11 dicembre 2014)

“Pur avendo ben presente l’autoriale modello del cinema sociale di Ken Loach, ‘Pride’ diluisce stile e tematiche dentro una struttura di commedia spigliata che non teme di ricorrere al cliché per suscitare ilarità o commozione. Ma l’umorismo non sconfina mai in cinismo, il sentimento non scade nel patetico, lo stare dalla parte della gente non si traduce in populismo. Molto conta che ‘Pride’ è firmato da Matthew Warkus, teatrante nominato a sostituire Kevin Spacey alla guida artistica dell’Old Vic. Forte di strepitosi successi e di una collaudata esperienza, Warkus ha introdotto con disinvoltura nel film alcuni momenti di musical, come uno scatenato numero di ballo sulle note di ‘Shame Shame Shame’; o un magnifico coro che intona ‘Bread and Roses’. E se il copione tende ad accumulare troppi temi (esplosione dell’Aids, violenze omofobe, outing) la regia trova sempre il ritmo, il cast è fantastico e il messaggio di solidarietà corroborante e trascinante.” (Alessandra Levantesi Kezich, ‘La Stampa’, 11 dicembre 2014)

“(…) un film che è diventato il massimo successo di critica e di pubblico nei paesi anglosassoni. II valore di ‘Pride’ è nel racconto di una storia vera con personaggi veri (…). Il film è fatto benissimo, con grandi attori noti e sconosciuti, capace di rievocare forti sentimenti degli anni 80.” (Natalia Aspesi, ‘La Repubblica’, 11 dicembre 2014)

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