GLOBO ROMA VERDI » Blog Archive » TORNERANNO I PRATI

TORNERANNO I PRATI

fino a lunedì 8 dicembre 2014

al cinema Globo
via dei Buti 7 a Pistoia
tel 0573 36 57 22

DOVE SIAMO

giovedì 4 e venerdì 5 ore 17 – 18.30 – 20
sabato 6, domenica 7 e lunedì 8 ore 16.30

___________________

Nazione: Italia
Anno: 2013
Genere: Drammatico, Guerra
Durata: 80′
Regia: Ermanno Olmi
Cast: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Carlo Stefani, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo, Igor Pistollato
Produzione: Ipotesi Cinema, Cinemaundici, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 06 Novembre 2014 (cinema)

Trama:
Siamo sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani. Nel film il racconto si svolge nel tempo di una sola nottata. Gli accadimenti si susseguono sempre imprevedibili: a volte sono lunghe attese dove la paura ti fa contare, attimo dopo attimo, fino al momento che toccherà anche a te. Tanto che la pace della montagna diventa un luogo dove si muore. Tutto ciò che si narra in questo film è realmente accaduto. E poiché il passato appartiene alla memoria, ciascuno lo può evocare secondo il proprio sentimento.

Critica
“Lungi dall’essere consolatorio, il titolo dell’ultimo film di Ermanno Olmi, ‘torneranno i prati’, ha un senso amaro: allude all’ipocrisia della Storia riguardo le migliaia e migliaia di vittime sepolte sotto la neve durante la Grande Guerra, di cui tutti saranno pronti a dimenticarsi al primo riapparire dell’erba, ovvero in tempo di pace. E insieme a quei corpi sarà rimosso l’orrore assoluto di una guerra ingiusta e inaccettabile come qualsiasi altra guerra: questo il messaggio, forte e radicale, del maestro bergamasco. (…) il film inscena una specie di fantasia onirica, un affresco fra l’astratto e l’espressionista (in certi momenti si pensa alla pittura del tedesco Kiefer Anselm) nutrito dell’humus di una zona che non solo è stata feroce teatro di scontro e abbonda di ossari, steli, croci; ma è anche il luogo di vita e riflessione dell’autore, come si sa asiaghese d’elezione. Racconti paterni a parte, Olmi si è familiarizzato con la guerra girovagando nei boschi intorno a casa, conversando davanti al fuoco con l’amico «Sergente della neve» Mario Rigoni Stern, e ascoltando i paesani a partire dal «recuperante» Tony Lunardi. Non poteva che essere ambientato lassù sulle sue montagne, a un chiarore lunare che trascola ogni cosa in una sorta di metafisico bianco e nero, questo accorato appello «contro»: contro le carneficine e il Potere, in nome degli uomini di buona volontà sotto ogni cielo.” (Alessandra Levantesi Kezich, ‘La Stampa’, 6 novembre 2014)

“La guerra è bella ma scomoda, raccontava un libro dell’alpino Paolo Monelli. Ma la Grande Guerra era bella e scomoda anche in un famoso film di Mario Monicelli (e come faceva a essere brutta quando imperversavano Gassman e Sordi con i loro lazzi?). Diventò (nei film italiani) brutta e scomoda solo in una pellicola (1970) di Francesco Rosi, ‘Uomini contro’. Ma il pubblico non la volle accettare. In parte giustamente. Rosi condannava il primo conflitto mondiale, ma sulla base di una cultura libresca (e marxista). I suoi personaggi (dai generali e ai tenenti) eran tutti esponenti delle classi privilegiate che la guerra l’avevano voluta. I soldati anonimi, che erano stati mandati per oltre tre anni al macello con metodi giapponesi, comparivano solo sullo sfondo. Per portarli in primo piano ci voleva a distanza di un secolo l’ottantatreenne Ermanno Olmi. Che ci ha messo, son parole sue, circa settant’anni per capire i discorsi di suo padre, che nel 1917 sull’altipiano di Asiago aveva rischiato di lasciarci le penne. Settant’anni fa (e anche sessanta e cinquanta) la guerra per i ragazzini era ancora quella raccontata nei libri scuola, il capitolo tre della storia del Risorgimento, la liberazione, dall’odiato austriaco di Trento e Trieste. Sventolavano le bandiere a ogni commemorazione. Bandiere che erano certo più su: estive dei discorsi di Olmi senior che magari parlavano di sangue e di morte ma sempre con tanta reticenza (quale babbo che ha combattuto non sente il dovere di essere reticente?). Arrivato a un’età nonnesca (magari bisnonnesca) Olmi ha sentito il dovere di pagare il tributo alle sofferenze di papà e per farlo è uscito da quel ritiro spesso annunciato, puntualmente smentito nell’ultimo lustro. La Grande Guerra vista finalmente dal basso, dai soldati anonimi, sfiniti, sfiduciati, anche ammalati dopo due anni di combattimento. (…) Piacerà non solo ai fedelissimi di Olmi. O ai critici da sempre della favola della «terza guerra risorgimentale» ma anche a chi come noi aveva da tempo preso le distanze dal regista bergamasco. Dopo esser stato dieci lustri fa ammiratore sfegatato dei suoi primi film (‘Il tempo s’è fermato’, ‘Il posto’). Ora a ottanta e passa anni, l’Ermanno sembra aver ritrovato la magia della giovinezza, la sua bravura forse unica nel raccontare i suoi reietti della vita che hanno presto imparato che la vita è solo lotta per la sopravvivenza, che «lassù sulle montagne» (come faceva un vecchio coro degli alpini) c’è un mondo dimenticato. Tante grazie a Olmi senior che col suo ricordo ha ridato al figliolo una freschezza un’ispirazione che sembrava aver dimenticato da decenni.” (Giorgio Carbone, ‘Libero’, 6 novembre 2014)

“Struggente (e lento) diario di Ermanno Olmi dal fronte: una qualunque notte in trincea tra squarci di luna e di poesia. (…) In platea, chi già dorme ringrazia.” (Massimo Bertarelli, ‘Il Giornale’, 6 novembre 2014)

LASCIA UN COMMENTO