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ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO

da giovedì 14 novembre

al cinema Globo
via dei Buti 7 a Pistoia
tel 0573 36 57 22

DOVE SIAMO

feriali: ore 19.20 – 21.30
sabato e domenica: ore 20.30 – 22.30
lunedì: riposo settimanale

martedì 19 ore 21.30
THE PYRAMID (Ita, Horror, VM18)
PRIMA VISIONE NAZIONALE
A seguire, incontro coi registi

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Nazione: Italia, Slovenia
Anno: 2013
Genere: Commedia
Durata: 106′
Regia: Matteo Oleotto

Cast: Giuseppe Battiston, Francesco Celio, Rok Presnikar, Marjuta Slamic, Roberto Citran, Riccardo Maranzana, Jan Cvitokovic, Ariella Reggio
Produzione: Transmedia
Distribuzione: Tucker Film
Data di uscita: Venezia 2013
31 Ottobre 2013 (cinema)

PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 28. SETTIMANA DELLA CRITICA (VENEZIA, 2013), HA OTTENUTO: PREMIO FEDIC, PREMIO SCHERMI DI QUALITÀ, PREMIO DEL PUBBLICO “RAROVIDEO”; GIUSEPPE BATTISTON HA RICEVUTO LA MENZIONE SPECIALE DELLA SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA

Trama:
Paolo Bressan trascorre le sue giornate da Gustino, gestore di un’osteria in un piccolo paese vicino a Gorizia. Un quarantenne alla deriva, cinico e misantropo, professionista del gomito alzato ma anche della menzogna compulsiva, che lavora di malavoglia in una mensa per anziani e insegue senza successo l’idea di riconquistare Stefania, la sua ex moglie. Ma le cose cambiano con l’entrata in scena di Zoran, un quindicenne occhialuto lasciatogli in “eredità” da una lontana parente slovena, che parla in modo strano e sembra anche un po’ ritardato. Scopre così di essere zio, e la cosa lo disgusta. Solo quando si accorge che suo nipote Zoran è un vero fenomeno a lanciare le freccette, si ricrede. Ogni anno si svolgono i campionati mondiali di freccette con un montepremi di 60 mila euro e Paolo non ha nessuna intenzione di lasciarsi scappare questa opportunità. Grazie a Zoran comincia a pensare di poter fare finalmente centro nella sua vita… Ci riuscirà? Una cosa è certa: Paolo s’è svegliato da un letargo che durava da sempre e ha iniziato a inseguire un riscatto personale. Ma Paolo l’inaffidabile, Paolo l’insopportabile, Paolo l’alcolista, prima di vincere qualsiasi gara di freccette, sarà in grado di sconfiggere se stesso?

Critica
“Bella sorpresa del debuttante Matteo Oletto, che scava a mani nude nelle radici del Nord Est dove l’incontenibile, bravo alien Giuseppe Battiston, in estasi avvinazzata da Friuli, eredita dalla Slovenia un nipote bravissimo con le freccette. Commedia naif accattivante, ben scritta a 8 mani, che prevede classico scambio ricambio di caratteri, baciata dal cast dove eccelle Rok Prasnikar.” (Maurizio Porro, ‘Corriere della Sera’, 31 ottobre 2013)

“La potente figura di Battiston domina (ben ‘contrastato’ dal ragazzo coprotagonista) la curiosa scena del piccolo ma non trascurabile film ambientato (e coprodotto) tra Italia e Slovenia. (…) Minimale ma denso di umori (si respira del picaresco mitteleuropeo, ma potrebbe anche essere un film on the road degli anni 70) rielaborati con originalità.” (Paolo D’Agostini, ‘la Repubblica’, 31 ottobre 2013)

“Friuli Venezia Giulia, provincia alcoolica. C’è chi (Giuseppe Battiston, bigger than life) sbevazza, s’abbuffa e lascia nel piatto l’amore e la fuga: forse, è il bifolco del villaggio, comunque gli ridono dietro. Ma muore una parente slovena e in eredità gli tocca Zoran (Rok Prasnikar, sensibile), il nipote scemo, tutto occhiali, ritrosia e freccette. A centrare il bersaglio è l’esordiente Matteo Oleotto, che nel fondo del bicchiere legge una nuova via per il nostro cinema: ironia e amarezza, affresco sociogeografico e ritratto psicologico, tutto è a fuoco, come alle italiche commedie capita raramente. Merito forse del gemellaggio poetico con la Slovenia, fatto sta che il film si scaraffa sullo schermo come buon vino da tavola, al bando le etichette autoriali e le adulterazioni commerciali. Tutto bene? Quasi, macchiettismo e buonismo sono alle porte, ma Oleotto si farà, e intanto ci ha già fatto sorridere. Dopo troppo province meccaniche, finalmente una provincia umana.” (Federico Pontiggia, ‘Il Fatto Quotidiano’, 31 ottobre 2013)

“Per quasi un secolo il territorio di Gorizia ha assistito a frizioni e scontri tra italiani e sloveni. La città divisa in due dal confine paragonata a Berlino tra rancori e risentimenti mai sopiti. Ora anche la Slovenia fa parte dell’Unione europea, il confine è solo un ricordo. Tutto tranquillo, se non ci fosse Paolo Bressan. Paolo si presenta come un alcolista corpulento, con un passato da sciupafemmine che gli è costato l’essere mollato dalla moglie, un presente in cui sembra intento a sciupare se stesso, e un futuro che sembra già sciupato dal passato. Lavora, si fa per dire, presso la mensa di un centro per anziani, il suo chiodo fisso è l’improbabile riconquista della moglie, il suo incubo i vigili che lo puntano ogni sera perché sanno che guida ubriaco. Una speranza si accende quando una zia, slovena e praticamente sconosciuta, muore e a lui spetta un’eredità. Non sono soldi è Zoran, una ragazzotto con occhiali enormi che parla un italiano arcaico, imparato da tre vecchi libri. (…) Va subito detto che il racconto è spensierato, da canzone da osteria che magnifica le sorti del vino e rende funebri quelle dell’acqua. Del resto è l’osteria il palcoscenico prediletto da Paolo. E qui però cominciano le difficoltà perché il nostro eroe è un autentico cialtrone, profittatore e anche antipatico, una sorta di italiano medio all’Alberto Sordi con accento veneto e sbronza molesta. E anche l’entusiasmo alcolico rischia di essere arma a doppio taglio, e alla lunga si rischiano solo i postumi. Così si sorride in diverse occasioni di fronte a ‘Zoran’, ma la commedia sembra viaggiare con il freno a mano tirato per un protagonista triste e infelice contrapposto a una macchietta in salsa slava. Matteo Oleotto ci si è messo d’impegno per questa sua opera prima realizzata nelle terre natie dove è tornato dopo parentesi di studi di cinema romani. Lui stesso afferma di essere rientrato per occuparsi delle vigne di famiglia. Ma, come si dice, aveva fatto i conti senza l’oste perché il sacro furore dell’arte lo ha spinto a realizzare il suo film.” (Antonello Catacchio, ‘Il Manifesto’, 31 ottobre 2013)

“Ecco il film-simpatia dell’ultima Mostra di Venezia, l’opera prima di Matteo Oleotto, diplomato al centro sperimentale ma con uno straordinario curriculum alle spalle (telefonista in un call-center, bagnino, operaio, arbitro di basket, portiere d’albergo e svariati altri mestieri). Un giovane che conosce il mondo e ce ne racconta una fetta inusitata, la storia di una parentela inaspettata che si svolge – anche metaforicamente – a cavallo del confine tra Friuli e Slovenia. (…) Zoran è una commedia malinconica il cui unico difetto è la lunghezza: una struttura più asciutta (ma capiamo che l’aggettivo è inadeguato) avrebbe giovato. Giuseppe Battiston, finalmente protagonista, è debordante e bravissimo. Il giovane Rok Prasnikar è altrettanto strepitoso.” (Alberto Crespi, ‘L’Unità’, 31 ottobre 2013)

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